voci dall'europa

di Ahmed Shah*

Theater, don’t wait for Godot

Festiwalla, il festival teatrale di Berlino, organizzato dai giovani delle periferie. Per rivendicare il diritto di accesso alla cultura

 

rubik cubo foto di enkhatuvshinGerman society is changing, unlikely German institutions. Access to culture is limited or barred through ingrained social and cultural barriers. Theatrical experiences take place in commercial venues and location that are too similar to closed and unapproachable towers  of “high culture”. Far away from particularly socially deprived areas, usually labelled in German  ‘Brennpunkte’.
Jugendtheaterbüro (Youth Theater Office) – a dynamic kollektive composed of youth from the ‘Brennpunkte’ and skilled social and cultural activists – attempts to fill this gap. So far we have taken three major steps.

  • Home- based. We found and continue to work in a place called Bühne 21 (Stage 21), a self organized cultural venue where young people from the age of 14 are coached in all technical, organizational and artistic areas of theater work. The aim is to teach them to direct, produce and promote their own cultural products, combining professionalism and authenticity.
  • Movement. We launched the ‘KulTür Auf !’ campaign (‘Open culture!’ or ‘Open the doors to culture!’). Through this we strongly demand the right to cultural self representation  and access to tools, skills and space to do this. The campaign is carried on through different kind of activities, mainly tournée in socially deprived areas and public forums with youth and representatives of the cultural establishment.
  • Remix. We have organized Festiwalla, an annual political youth theater festival in the renowned Haus der Kulturen der Welt in Berlin (located at the opposite side of the German Chancellor’s offices). The event is run by youth who try to involve peers from the Brennpunkte. Each year more than 4000 visitors are attracted to participate in new plays, performances, debates and practical workshops. The key aim of Festiwalla is to create an opportunity of cultural remix of migrant and native, ‘high’ and ‘youth’ culture  in order to create conditions for self production of new and critical cultural work that embodies this mixture.

Democracy is facing a global crisis, while youth worldwide are demonstrating. Theater as well is facing such a deep crisis: how many people are part of it? Who is spending money for it? We see “theater” both as a tool and  a space to address critically these crises. Getting back its critical, popular, and public role, theater could on one hand address the crisis of democracy and on the other hand find the way out of its own crisis.

We are aware that within the so called establishment there are people keen on reaching out, understand and work on youth’s issues. The best way to do this is not to try and portray them from an academic or artistic distance , but to open doors in front of them, considering these youth not as consumers, but as active producers. Certainly, it is a risky step: things can become less predictable, less comfortable and controllable. However we are sure that being serious about this process of breaking difficulties to access could really influence cultural relationships and lead to a solid innovation of theater, giving popular relevance to it.

Our youth have a lot to tell. They don’t have to wait for Godot to come. They don’t need to wait for someone else giving them the right to “participate” or “being included”.  They want self-determination now. And self-determination requires self-empowerment, a political movement for access, and an ideological remix with our youth as the Theater Djs. That’s why we get together and make Theater happen. So, everybody: ‘Tous Ensemble!’

*Ahmed Shah is one of the coordinator of the Berlin-based NGO Initiative Grenzen-Los! which launched in 2009 the project described in this article.

Teatro, non aspettare Godot

La lingua tedesca per descrivere le aree disagiate di una città usa il termine Brennpunkte. La società in Germania sta cambiando, nonostante il tentativo delle istituzioni di rimanere sempre uguali a se stesse. L’accesso alla cultura è sempre più condizionato da barriere sociali e culturali. L’esperienza teatrale avviene in luoghi commerciali, in location ancora più inaccessibili delle torri d’avorio degli intellettuali. Ben lontano dalle Brennpukte.  Jugendtheaterbüro (Ufficio Teatrale per Giovani) è un collettivo dinamico, composto da giovani delle Brennpunkte e attivisti sociali e culturali. Qui cerchiamo di costruire un ponte tra questi due mondi sconnessi. Per iniziare ci siamo dotati di tre strumenti:

  • La casa. Abbiamo fondato e continuiamo a fare riferimento al Bühne 21 (Palco 21) :  uno spazio autogestito che offre a ragazzi e ragazze dai 14 anni in su la preparazione tecnica, organizzativa e artistica per imparare le professioni del teatro. L’obiettivo è quello di insegnare loro a dirigere, produrre e promuovere prodotti culturali creati direttamente da loro, integrando professionalità e spontaneità.
  • Il movimento. Abbiamo lanciato la campagna KulTür Auf !’ (Apri le porte alla cultura!). Chiediamo il diritto a un’auto rappresentazione culturale, l’accesso agli strumenti, alle competenze e agli spazi. Portiamo avanti la campagna attraverso  diverse attività, in particolare con una tournée che passa attraverso le brennpunkte e con incontri pubblici tra  i giovani e i rappresentanti dell’establishment culturale.
  • Remix. Ogni hanno organizziamo Festiwalla, un festival che si svolge in una rinomata location di BerlinoHaus der Kulturen der Welt, esattamente di fronte agli uffici del Cancelliere tedesco. Ogni anno più di 4.000 persone vengono coinvolte in spettacoli, performance, dibattiti, workshop. Tutto organizzato dai ragazzi e per i ragazzi, ma non solo. L’obiettivo principale attorno a cui viene costruito il festival è quello di creare un’opportunità di commistione tra migranti e popolazione autoctone, tra la cosiddetta cultura alta e la cultura “giovanile”. Per creare condizioni che permettano una reale auto produzione di un lavoro culturale nuovo e critico che incarni questa commistione, questo mix.

Mentre la democrazia vive una crisi globale e i giovani di tutto il mondo manifestano, anche il teatro sta vivendo una crisi profonda. Quante persone sono coinvolte? Chi investe denaro? Noi crediamo che il teatro sia uno strumento e un luogo per affrontare questa crisi. Solo tornando al suo ruolo popolare, pubblico e critico, il teatro può aiutare a uscire dalla crisi e superare le sue stesse difficoltà. Siamo consapevoli che le persone che fanno parte del cosiddetto establishment sono desiderose di uscire, capire e lavorare con i giovani. Il modo migliore per farlo però non è cercare di rappresentare i ragazzi da una distanza accademica e artistica. È necessario aprire loro le porte, considerarli non come consumatori ma come produttori attivi.

Certo, le implicazioni di questa azione sono imprevedibili, scomode e incontrollabili, ma sono l’unico modo per avere un impatto sulle relazioni culturali e per condurre il teatro verso una reale innovazione e una nuova rilevanza sociale.

I nostri giovani hanno molto da dire, non devono aspettare che arrivi Godot. Non hanno bisogno di aspettare ancora per “partecipare” ed essere “inclusi”, rivendicano adesso il diritto all’ autodeterminazione. E l’autodeterminazione richiede rafforzamento di sé, un movimento politico  e un remix ideologico, con i nostri giovani nelle vesti di Dj Del teatro. Ecco perché ci siamo uniti e stiamo facendo accadere questo Teatro. Quindi ora, “tous ensemble”.

*Ahmed Shah è uno dei coordinatori della ong berlinese Initiative Grenzen-Los! che ha dato vita nel 2009 al teatro dei giovani di cui si racconta in questo contributo

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