nude look

di Marco Valsecchi

Tra la via Emilia e l’Est

Il termine #industrieculturali non piace solo a #UE e #USA, ma anche alla comunistissima Cina. Parola di @ChinaDailyUSA

Di questi tempi, per non soccombere alla realtà, l’unica è pensare da cinesi. Dico sul serio. Io ho cominciato a frequentare la hall di un albergo per procurarmi il China Daily. Sul numero di settembre c’era un pezzo illuminante: “The Lucre of Culture”. La spiegazione di come, per sfondare nel mercato della cultura, più che possedere cultura serva capirne di mercati.

Forse il nostro limite, da italiani, è questo. Avendo i beni culturali (che, tra l’altro, non coincidono con la cultura in quanto tale), tendiamo a pensare che il mercato venga da sé. E giù bastonate sui denti, nonostante si sia la culla delle belle arti. A Pechino mica fanno così. Lì avranno pure “tremila anni di storia e una ricca eredità culturale” (dice l’articolo), ma quando c’è da far gara con New York parlano di “industria creativa”.

La cosa buffa è che queste cose dovremmo ricordarcele pure noi, che ai tempi abbiamo costruito un impero turistico sulla spiaggia di Rimini, che – senza offesa – è quella che è. Il mercato non sarà lo stesso, ma il meccanismo sì. Stai a vedere che anche stavolta i cinesi, copiandoci, sono diventati più bravi di noi. Se così fosse, brutta cosa la memoria corta.

One thought on “Tra la via Emilia e l’Est

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