voci dall'europa

di Mara Ferrieri - Mali Weil

In Berlin someone is archiving memories

a @maliweil self-interview, showing how personal memories are a form of #culturalheritage – versione in italiano disponibile

What’s the E.M.A. project and how does it link with the debate on cultural and virtual heritage?
E.M.A. born as archive to collect under an anonymous form individual personal memories.
Those who transfer their own memory to the archive, do it on a permanent basis, giving up every exclusive right on it. Every donor gets in exchange the entrusting of another person’s memory, and the certificate attesting the right of using it as his/her own. This opens to various spreading or appropriation possibilities, until the potential inclusion of it in his own autobiography. E.M.A. doesn’t aim to the preservation of a historic or collective memory, but of a personal, private memory which is naturally intended to erosion.

An archive of ephemerals: isn’t it a paradoxical practice?
The paradox is productive, because the archive’s role isn’t to cherish, but to transform a personal property in a collective heritage. A heritage where the value doesn’t lie on the single assembled units, but on its faculty, once shared (swapped), to create unknown connections between individuals. The creation of archives and the archiving are common practices in contemporary art field that put themselves naturally in a dialectic relationship with the institutional speech about art, its preservation and cataloguing. Through relational approaches like exchange, “adoption” and viral circulation, E.M.A. preserves a peculiar cultural heritage, but sows as well seeds of possible communities and spreads new bonds between individuals that otherwise would be unrelated. It’s a new imaginative way of thinking, that turns the individual memory into common and activates into the viewer a mutual curatorship to lived life’s splinters. This way of generating community through art practices, it’s also a proposal on what cultural heritage does mean and an invitation to put the contents of many institutional archives into circulation by means of non-conventional initiatives.

Another question is how to preserve the archive itself…

E.M.A. exists permanently as A web archive, which can be reached from Mali Weil website and it sporadically opens as temporary office next to events or institutions who host it. It belongs to that kind of artistic practices focused on the relational aspect, that raise questions about the conservation of virtual or immaterial heritage. A part of what is considered ephemeral art could reject the need to preserve itself.

Harking back to the virtual heritage, the artistic practices, as well the development of web 3.0, they certainly contribute to build virtual relationships but more and more they focus on the connection between other users and reality.

The idea is to activate projects that put the viewer in an active position, building real relationships and concrete consequences also out of the space dedicated to the cultural consumption. Chosing the “office” form allows to offer a real, concrete service. The bureaucratic framework (viewers are struggling with compiling forms, signatures, stamps, etc.) has the advantage to provide a familiar ground, on which it is simpler to insert gradually immaginative, surreal practices, driving the viewer to an aporetic experience, straining step by step his imaginary, until getting out from a daily logic and to reach new points of view.

*Mali Weil is an artistic platform, mainly active in Berlin. Mali Weil is one of the partner of the European Project Shareculture.eu, lead by Studio28 Tv

A Berlino si archiviano i ricordi

autointervista di @maliweil: per dimostrare che i ricordi sono #beniculturali
Cos’è il progetto E.M.A. e come si collega al discorso su cultural e virtual heritage?
E.M.A. nasce come un archivio che raccoglie in forma anonima ricordi personali di singoli. Chi cede un proprio ricordo all’archivio lo fa in via permanente, rinunciando a ogni diritto di esclusività su di esso. In cambio ogni donatore riceve in affidamento il ricordo di un’altra persona e un certificato attestante il diritto di usarlo come fosse proprio, il che apre a svariate possibilità di divulgazione o appropriazione, fino al potenziale inserimento nella propria autobiografia…E.M.A non ha come fine la conservazione di una memoria storica o collettiva, ma personale, privata, naturalmente destinata all’erosione.

Un archivio dell’effimero, ma non è una pratica paradossale?

Il paradosso è superato dal fatto che qui il ruolo dell’archivio non è di custodire, ma di trasformare un bene personale in patrimonio collettivo. Un patrimonio il cui valore risiede non tanto nelle singole unità di cui è composto, quanto nella sua capacità, una volta condiviso (scambiato), di generare inediti legami tra singoli. La creazione di archivi e l’atto dell’archiviare sono pratiche diffuse nell’arte contemporanea, che si pongono naturalmente in rapporto dialettico col discorso che le istituzioni conducono sull’arte stessa, sulla sua conservazione e catalogazione. Tramite pratiche relazionali come lo scambio, l’ ”adozione”, la diffusione virale E.M.A. conserva sì un atipica categoria di beni culturali, ma semina anche germi di comunità possibili, propaga legami inediti fra individui che altrimenti rimarrebbero estranei. Si tratta di uno scarto dell’immaginario che trasforma la memoria individuale in un common e attiva nei visitatori una curatela reciproca verso schegge di vita vissuta da altri.  Questa forma di generazione di comunità “per via artistica”è anche una proposta su cosa si intende per bene culturale e un invito a rimettere in circolazione i contenuti degli innumerevoli archivi istituzionali, attraverso iniziative non convenzionali.Un’altra questione che si apre è come conservare l’archivio stesso…
E.M.A. esiste permanentemente come archivio web, cui si accede dal sito di Mali Weil (www.maliweil.org) e ha delle saltuarie aperture fisiche come temporary office presso manifestazioni e strutture che desiderino ospitarlo. Appartiene a un tipo di pratiche artistiche incentrate sull’aspetto relazionale, che rispondono a quesiti circa la conservazione del patrimonio immateriale o virtuale. Una parte di quella che si configura come arte effimera potrebbe rinunciare alla necessità di conservarsi…
Ritornando alla Virtual Heritage, le pratiche artistiche, come lo sviluppo del web 3.0, contribuiscono a creare relazioni sì virtuali, ma sempre più incentrate sul rapporto con altri utenti e con la realtà.
L’idea è di attivare progetti che pongano il visitatore in posizione attiva, creando relazioni reali e conseguenze concrete anche fuori dallo spazio dedicato al consumo culturale. La scelta della forma “ufficio” permette di offrire un servizio reale, concreto. L’impianto burocratico (spesso i visitatori si trovano alle prese con la compilazione di moduli, timbri, firme, etc) ha il vantaggio di fornire un terreno familiare, su cui è più facile innestare gradualmente delle pratiche immaginifiche, surreali, stranianti, conducendo gli interlocutori, attraverso una graduale messa in tensione dell’immaginario, verso un’esperienza aporetica, capace di sottrarsi alla logica quotidiana, nel tentativo di sviluppare e condividere forme di pensiero laterale.

*Mali Weil è una piattaforma artistica, attiva a Berlino, Mali Weil è partner di Studio28 tv nel progetto europeo  ShareCulture.eu

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