Indovina chi viene a cena

di Virginia Fiume

Quattro dittature e uno spettacolo

come è nato e dove è andato @dictatproject - progetto europeo che ha messo insieme 4 compagnie da 4 paesi europei diversi

Una bistecca fumante, Doctor Martins dai colori accessi, fumo e farina. Un fascio di luce irradia il Tempio di San Sebastiano di Mantova mentre il 10 settembre va in scena la prima prova aperta di DICTAT, lo spettacolo itinerante realizzato da quattro compagnie teatrali con il coordinamento del Teatro Magro di Mantova. Un faro di scena naturale e polveroso, frutto del passaggio della luce dal foro sul frontone, illumina gli attori provenienti da Romania, Polonia, Spagna e Italia. Tutti paesi accomunati da un passato nemmeno troppo distante fatto di regimi dittatoriali.

La preparazione dello spettacolo è durata un anno, con incontri preparatori nelle città di provenienza dei partner del progetto: oltre a Teatro Magro, Agifodent (Cenes de la Vega in Spagna), Fundatia Parada (Bucarest in Romania)e MCK (Belchatòw in Polonia).

Lo spettacolo è il frutto del lavoro di quattro registi dai percorsi diversi. Tre di loro provengono strettamente dalle arti performative: Flavio Cortellazzi, direttore artisti e regista del Teatro Magro, lo spagnolo Alejandro Corral, specializzato nella creazione e nell’animazione di burattini, Marian Milea, animatore socio-educativo a Bucarest cresciuto a ritmo di arti circensi e acrobatiche. Al loro approccio si è aggiunto quello del polacco Radek Garncarek, attore e regista, tra gli altri, di un film estremamente in linea con il tema di DICTAT, Panopticon. Panopticon, il carcere “ideale” che permette al sorvegliante di controllare i carcerati sempre e comunque, senza essere visto.

“Credo che solo il teatro avrebbe potuto mettere insieme queste quattro teste” ha detto il regista italiano Flavio Cortellazzi durante la conferenza di presentazione del progetto Il teatro come strumento di dialogo interculturale. Un dialogo, quello di DICTAT, che non sceglie la lingua inglese, ma le lingue di provenienza di ciascun partecipante al progetto. Il risultato dello spettacolo è un susseguirsi di quadri simbolici, evocativi, educativi.

Il percorso che ha portato alla realizzazione di DICTAT non è stato facile e alcuni confini mentali e culturali sono stati quasi impossibili da superare: le quattro repliche subiscono delle modifiche a seconda del paese in cui vengono messe in scena, in una concretizzazione estrema del qui e ora che caratterizza le performance teatrali. La stessa scelta di fare la prima in una chiesa è stata frutto di compromesso dialettico.

“È stato difficile perché non ci siamo potuti porre come quattro registi con quattro idee differenti” spiega il rumeno Marian Milea “abbiamo seguito il filo di Flavio Cortellazzi, cercando di avvicinarci il più possibile”.

E ora DICTAT è in dirittura di arrivo. La tournee, che aggiunge alle date in teatro anche tappe nelle scuole, si conclude a dicembre con le date di Bucarest (dal 3 al 7 dicembre) e di Belchatòw (dal 19 al 21 dicembre).

Il 21 dicembre si chiude il progetto così come è stato concepito e finanziato. Da qui in poi toccherà alle quattro organizzazioni coinvolte trovare il modo di renderlo replicabile e economicamente sostenibile. Dal Teatro Magro dicono che qualche trattativa è già in corso anche se “è difficile muovere artisti di provenienza internazionale”.

www.dicat.eu
www.facebook.com/dictatproject
@dictatproject

di Virginia Fiume

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