La voce di Alessandro Hinna

di Virginia Fiume

Progettare per vincere

@projectfinance, un rapporto #pubblico #privato basato su trasparenza e studi di fattibilità. L’esperimento di @Comune_cagliari

Luglio 2011, da Cagliari echeggia una novità nell’ambito dell’amministrazione della cultura, l’Assessorato pubblica il Piano Comunale per le politiche culturali. Al fianco del documento, viene annunciato un modo per candidarsi alla gestione di cinque spazi di proprietà del Comune (Exmà, Lazzaretto, Villa Muscas, il Ghetto e il Castello di San Simone): i cittadini e gli operatori culturali si potranno costituire in consorzi o associazioni temporanee di impresa e presentare la loro candidatura in due tempi.

Nella prima fase deve essere presentato un progetto che includa: studio di fattibilità, bozza di convenzione, piano economico finanziario asseverato, indicazione dei criteri di aggiudicazione dell’offerta. Nella seconda fase è il progetto selezionato ad essere messo a bando, con punteggi diversi assegnati a chi ha elaborato la prima proposta.

E’ il project financing, anche chiamato finanza di progetto, ed è un modo in cui le amministrazioni e gli enti locali possono mettere in atto il così detto Partenariato Pubblico Privato: una gestione congiunta tra pubblico e privato, in cui i rischi vengono condivisi e in cui il privato investe competenze e energie e partecipa ai ricavi di uno specifico progetto. Con il termine privato si arriva a intendere qualunque individuo o gruppo di individui, come dimostrano i consorzi e le associazioni che possono essere coinvolte nel bando di Cagliari.

Il terzo capitolo di un documento del Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica intitolato Qualità dei bandi per l’acquisto di servizi nel sistema dei beni culturali , risalente a qualche anno fa, racconta in maniera dettagliata (da pagina 41 del pdf) quali sono i progetti a cui si possono ascrivere gli ambiti culturali. Sono i così detti “progetti tiepidi”, in cui serve un contributo pubblico, che potrebbe prendere la forma dei fondi comunitari.

Quando il project financing viene utilizzato in maniera efficace e trasparente diventa uno strumento utile per le organizzazioni e le no profit per giocare ad armi pari: uno studio di fattibilità ben fatto permette al proponente di essere valutato sulla base delle previsioni di reddito, non si valuta il capitale di partenza.

Alla stesura del progetto di Cagliari ha partecipato l’economista delle organizzazioni Alessandro Hinna che ha raccontato a S28 Mag, nella Sfida Doppia con il giurista dei beni comuni Ugo Mattei, il motivo per cui il project financing può essere un modo per garantire l’accesso a una “cultura bene comune”. La costruzione di un sistema di regole certe e la valorizzazione del Terzo Settore sono elementi fondamentali.

È lui a segnalarci un’intervista a Stefano Zamagni, direttore di Vita No Profit e ultimo presidente dell’Agenzia del Terzo Settore, cancellata dal Governo con un decreto del gennaio 2012. Ci sono istituzioni che stanno provando a coinvolgere maggiormente i privati nella gestione dei servizi, ma al momento questa modalità di gestione alternativa, nell’ambito delle politiche culturali e sociali, non sembra in cima alla lista delle priorità.

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