La voce di Stefano Boeri

di Virginia Fiume

Lo spazio della politica

le risposte di @StefanoBoeri alla Sfida Doppia con #Settis: #beniculturali, caso L’Aquila e vendita del patrimonio artistico


Stefano Boeri ha 56 anni, se gli si chiede la sua professione risponde “oggi politico, ieri architetto”. Il suo ultimo libro è Fare di più con meno (Il Saggiatore, 2011). L’ultimo libro che ha letto è Kafka sulla spiaggia di Haruki Murakami.
Quanto il concetto di bene culturale è legato all’antichità e quanto alla costruzione di identità?
Si tratta di un concetto che implica una attività di trasformazione della natura. È una parte del lascito che la storia ha prodotto all’interno dell’ambiente. Ha valore perché restituisce nello spazio il prodotto delle intenzioni, delle politiche e dei progetti e in parte ha un valore di natura collettiva perché restituisce una sorta di memoria collettiva.
In Italia esiste il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Cos’è e quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi?
Il codice ha importanza perché ha promosso una serie di piani e interventi di pianificazione territoriale. Il più importante è quello della Regione Sardegna ai tempi della presidenza di Renato Soru. Bloccò alcuni interventi di costruzione lungo la costa per preservare il principale bene naturale: la qualità del paesaggio costiero.
Sono passati quasi quattro anni dal terremoto di L’Aquila. Solo a gennaio è stato firmato l’accordo per la gestione delle macerie e solo lo scorso settembre è stato ufficializzato il piano per il consolidamento e il restauro dei beni architettonici dell’area. Lei come avrebbe gestito la situazione? 
Penso che a L’Aquila sia stata fatto un grande atto di ipocrisia nei confronti della cittadinanza. Si è promesso qualcosa di impossibile: un recupero completo di un centro storico di grandi dimensioni integralmente compromesso. In tempi brevissimi sono state realizzate, secondo un principio che va contro la storia della città, una serie di piccoli nuclei di edilizia sostitutiva. Non si è messo in campo un progetto serio di trasformazione del centro storico. A volte anche i disastri sono occasione di rigenerazione. Questo dovrebbe accadere a L’Aquila Bisognerebbe ripensare alla ricostruzione del centro su  un nuovo modello, salvando quanto è salvabile – monumenti collettivi, piazze, strade principali – ma ragionando insieme alla comunità urbana su come ricollocare i cittadini in un territorio più ampio.
A dicembre 2012 è uscito un articolo sul Wall Street Journal in cui si raccontava una parte del piano per l’economia del Governo Monti: vendere 350 edifici pubblici con un obiettivo di rendita di 1,5 miliardi di euro.
La vendita di per sé è un errore, se non in casi di estrema necessità. Ma ci sono forme di “convenzionamento” col privato che attraverso vere e proprie adozioni sceglie di partecipare alla gestione, alla progettualità e agli utili. L’intervento del privato consente all’immobile che contiene l’attività culturale di continuare a svolgere il suo ruolo. Si tratta di un’alternativa vera, praticata in paesi vicini all’Italia come la Germania e la Francia. Esistono anche formule, come le “fondazioni di scopo” che consentono una regia concordata con il privato.

Leggi le risposte che Salvatore Settis ha dato alle stesse domande

2 thoughts on “Lo spazio della politica

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