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di Francesca Lissoni

La bicicletta è politica

Intervista all’autore del libro dedicato al movimento #salvaiciclisti – video format realizzato in collaborazione con @chiarelettere

Pietro Pani, dicci chi sei e perché hai scritto questo libro

Il mio nome vero non ha importanza, Pietro Pani è uno pseudonimo, l’italianizzazione di Peter Pan, il bambino che non voleva crescere,  esattamente quello di cui ha bisogno la nostra Italia, sempre più vecchia e sempre più bisognosa di cambiamenti. Solo se si conserva uno spirito giovane si può cambiare la realtà.

Si sente spesso dire che “in Olanda si usa la bici per via di un radicamento culturale che in Italia manca”. Perché è un luogo comune?

Nella storia dell’Italia, soprattutto fino agli anni ‘60, la bici è sempre stata presente. Qui è nato il Giro, famoso in tutto il mondo, qui si sono inventate le tecnologie che hanno reso la bicicletta la macchina perfetta che oggi conosciamo. La differenza con l’Olanda non è di natura culturale, ma di natura politica: lì, nel 1973, durante una forte crisi energetica e un alto tasso di mortalità sulle strade, è nato un movimento dal basso. Ora il 27% della popolazione si sposta in bici.

Qual è l’obiettivo di #salvaiciclisti?

Gli obiettivi del movimento, raccolti in un manifesto, riguardano lo sviluppo di un modello di mobilità a misura di persona e non di automobile. Il primo risultato è quello di essere riusciti a creare una coscienza tra coloro che usano la bicicletta. Per quanto riguarda gli obiettivi concreti, in alcune città alcune cose sono state fatte, ma la strada è ancora lunga: scontiamo una concezione della politica da parte degli amministratori, nazionali e locali, che si concentra sul consenso e la paura di perderlo è superiore al bene pubblico.

 

Pietro Pani, Salva i ciclisti. La bicicletta è politica, 2012, Chiarelettere, euro 7,90 (ebook 5, 90)

Since #SalvaICiclisti campaign initially started in UK, as #cyclesafe, on ShareCulture you can find the English subtitled version of the video.

2 thoughts on “La bicicletta è politica

  1. Nel periodo della decrescita felice, con i costi della benzina che salgono
    sempre più,la crisi economica, la bicicletta resterà l’unico mezzo di trasporto non inquinante e a costo zero.
    E quindi sarebbe auspicabile che gli amministratori delle città provedessero a creare corsie riservate,a Milano qualcosa si è fatto, poco, in verità, ma in certe città come Genova per es., quasi non esistono,
    forse a causa della stessa morfologia della città. Si spera ora nel nuovo sindaco Doria.

  2. Senza contare che il settore industriale legato alla bicicletta è in crescita, come dimostrano i dati presentati alla Fiera in Veneto una decina di giorni fa: http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2012-09-20/fatturato-industria-luglio-cresce-103732.shtml?uuid=AbMz5cgG

    Ricorda un altro settore che viene sottovalutato sul piano economico e che invece potrebbe diventare un investimento, quello delle cosiddette “industrie creative”(l’espressione non mi fa impazzire ma il concetto funziona): http://www.unioncamere.gov.it/P42A772C189S123/L-Italia-che-verra–cultura–economia-e-societa.htm
    Si tratta di un’interessante ricerca di Unioncamere.

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