conversazioni impossibili

di Giovanni Sabelli Fioretti

L’UE punta sulla cultura: +37% nel budget

Intervista a  Silvia Costa, parlamentare #UE  @S&D nella Commissione @Cultura: presenta il nuovo programma Creative Europe

On. Costa, quali sono le novità introdotte nel panorama della cultura dal programma?

Fin ora c’erano due programmi, Cultura e Media, ora accorpati in Europa Creativa che verrà suddiviso in tre settori autonomi:  audiovisivi, sostanzialmente analogo all’attuale Media,  industrie culturali e creative (ICC)  e la novità, l’intersettoriale.

Perché questa unione?

Si tiene conto della rivoluzione cui il settore culturale sta andando incontro grazie al digitale, a internet, che trasforma la “catena del valore” della cultura.

Il nuovo programma sarà anche più ricco?

Sì, questo è un aspetto estremamente positivo: l’UE si muove in controtendenza rispetto agli Stati Membri. È stato proposto un aumento del budget complessivo del 37%.

La visione delle ICC si basa sull’idea di “impresa culturale”. In Italia tuttavia l’impresa culturale non esiste ancora come fattispecie giuridica. 

È vero e ne ho parlato sia in sede europea, sia con i ministri Ornaghi, Passera, Moavero e Profumo. Europa Creativa, va detto, pone molto accento sul sostegno alla creazione di nuovi modelli di business, per aiutare anche le micro realtà culturali a stare sul mercato e a legarsi tra di loro.

Quali sono i limiti delle politiche culturali UE?

La base legale dell’intervento in materia culturale è l’art. 167 del Trattato di Lisbona, ma il nuovo programma sottolinea solo uno degli aspetti previsti nel Trattato: la valorizzazione e la tutela delle differenze culturali. Ci sono almeno altri due aspetti: la valorizzazione del patrimonio culturale comune europeo, e la trasversalità della cultura, che deve riguardare tutte le politiche europee.

Dia un consiglio agli operatori, italiani ed europei, su come prepararsi al meglio.

Create da ora reti di partenariatosolide, finalizzate alla circolazione di artisti, opere, pubblico. È necessario abituarsi a lavorare insieme, anche partendo da piccole reti di due o tre paesi. Una rete è un vettore fondamentale  su cui si possono poi implementare numerosi progetti.

Creare partenariati. Ok. E l’aspetto del fare impresa e del digitale?

È importante cominciare a sviluppare idee su piattaforme digitali, per veicolare contenuti, opere e produzioni che spesso rimangono nei cassetti, e su quelle cominciare a fare delle operazioni culturali importanti. Il digitale oggi può consentire anche al piccolo operatore di intervenire con molta efficacia, addirittura per aprire nuovi mercati, come ad esempio nei paesi BRIC, oppure in Africa.

One thought on “L’UE punta sulla cultura: +37% nel budget

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