La voce di Salvatore Settis

di Virginia Fiume

Giano, tra passato e futuro

Sfida Doppia – le risposte di Salvatore #Settis su #beniculturali, caso L’Aquila e svendita del patrimonio artistico

Salvatore Settis ha 71 anni, se gli si chiede la sua professione risponde “pensionato”. Il suo ultimo libro è Azione popolare, cittadini per il bene comune (Einaudi, 2011). L’ultimo libro che ha letto è Americana di Don De Lillo.
Quanto il concetto di bene culturale è legato all’antichità e quanto alla costruzione di identità?
Le due cose sono indissolubilmente legate. Bisogna capire che cosa si intende per “antichità”. Il concetto di bene culturale si riferisce anche agli oggetti prodotti ieri. È richiesto lo sguardo di Giano, la divinità a due teste, una che guarda verso il passato e una rivolta al futuro.
In Italia esiste il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Cos’è e che aspetti positivi e negativi ha?
Premessa: sono uno di quelli che lo hanno scritto. È stato sviluppato, a partire dal 2004, in tre fasi. Io ho partecipato alla seconda e ho presieduto la terza commissione. Non nasceva dal nulla, ma da due leggi del 1939 che per molto tempo sono state le più avanzate del mondo. Il suo problema principale riguarda l’applicazione: occorre personale dedicato e investimenti da parte dello Stato. Ma oggi il Ministero dispone di un bilancio totale inferiore a quello del solo Museo del Prado di Madrid.
Sono passati quasi quattro anni dal terremoto di L’Aquila. Solo a gennaio è stato firmato l’accordo per la gestione delle macerie e solo lo scorso settembre è stato ufficializzato il piano per il consolidamento e il restauro dei beni architettonici dell’area. Lei come avrebbe gestito la situazione?
Il caso L’Aquila rappresenta un caso esemplare di come chi governava il paese in quel periodo abbia interpretato il suo ruolo come quello del capo di una banda dedita al saccheggio del territorio. È stato deportato un gran numero di cittadini in new town, senza bar, chiese, scuole, piazze, spazi sociali. Queste new town sono perpetue, non sono temporanee. Si sarebbero dovute trovare velocemente soluzioni temporanee e cominciare subito a usare investimenti molto significativi per la ricostruzione. Qualcuno potrebbe dire: “ma dove si trovano i soldi? C’è la crisi…” A loro dico: ricordiamoci che nel 2011 gli italiani non hanno pagato 142, 47 miliardi di tasse. Secondo Confcommercio nel 2012 la cifra aumenterà di 12 miliardi. Con 150 miliardi di euro di evasione fiscale i soldi ci sarebbero.
A dicembre 2012 è uscito un articolo sul Wall Street Journal in cui si raccontava una parte del piano per l’economia del Governo Monti: vendere 350 edifici pubblici con un obiettivo di rendita di 1,5 miliardi di euro.
Tanto per cominciare, il Governo Monti non voleva vendere per migliorare la tutela del patrimonio, intendeva usare i ricavi per colmare il debito pubblico. L’idea di vendere il patrimonio è cominiciata con Guido Carli e da allora lo si continua a fare. Sono discorsi retorici che favoriscono solo i privati che acquistano beni pubblici a prezzo bassissimo. Emblematico il caso della caserma di Foggia raccontato da Gian Antonio Stella sul Corriere: venduta per 19 milioni di euro, sta per essere ricomprata per 22. E’ così che si risana il debito pubblico? Non credo proprio.

Leggi le risposte che Stefano Boeri ha dato alle stesse domande

One thought on “Giano, tra passato e futuro

  1. Pingback: Stefano Boeri: beni culturali e urbanità

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