La voce di Zeina

Zeina Ayache*

Etnico sarà tuo padre

@hyperzeina della redazione di @yallaitalia racconta l’intercultura + video con @rbonacina  @vitanonprofit) e Paolo Branca, islamista


Parole, parole, parole soltanto parole tra noi. Così definirei l’intento dei sociologi di dare una spiegazione ai flussi migratori e alle loro dinamiche di integrazione all’interno di un tessuto sociale distante da quello di origine. Parole e ancora parole sono quelle sprecate dagli immigrati che cercano di raccontare la loro cultura spiegando le motivazioni del loro attaccamento ad una tradizione culturale dalla quale, per un motivo o per l’altro, si sono dovuti allontanare. Eh sì perché ad oggi, dove in un paese come il nostro molte sono le culture che vanno ad interagire, si perde ancora tempo a cercare il proprio posto all’interno di una classificazione di massa dentro la quale sia più facile mantenere in equilibrio le tradizioni di origine e quelle del Paese ospitante. Seconde Generazioni. Così vengono chiamati i ragazzi che nascono in Italia da genitori non italiani o che hanno solo mamma o papà Made in Italy. La chiamano “intercultura”, la definiscono la capacità di diverse culture di interagire, integrandosi l’una con l’altra.

Ma siamo proprio sicuri che l’intercultura sia la strada più corretta per non dimenticarsi da dove si arrivi, pur vivendo secondo la cultura del Paese natale? Su internet leggo dell’apertura a Milano dello Sportello “G-Lab”, definito il luogo presso il quale i ragazzi 2G, e i loro genitori, possono trovare la loro identità “divisa tra il Paese di origine della famiglia e il desiderio di essere cittadini italiani”, come se le due cose non potessero coesistere naturalmente. Rimango di stucco. Ancora una volta siamo di fronte all’immigratocultura. Quella cultura che induce l’individuo a fare appello ad uno sportello, invece che a farsi avanti nella società in cui vive e che, di conseguenza, lo porta a farsi definire immigrato anche dopo vent’anni di residenza in Italia. Lo riconosci subito, indossa abiti appartenenti ad una terra lontana, quando parla ha un forte accento straniero e i suoi discorsi vertono principalmente su quanto il suo Paese di origine abbia tradizioni culinarie, e non, migliori di quelle italiane. È il papà del ragazzo 2G, lui che dalle 8 del mattino alle 20 di sera interagisce con ragazzi italiani che di ‘etnico’ non hanno molto, che di domande sulle loro origini non se ne pongono, che di lotte interne non ne sanno nulla. E perché dovrebbero? Loro, gli “Italiani D.O.C.”, non si trovano a dover convivere con due culture che si scontrano per la supremazia. Il ragazzo 2G invece sì. Ma perché? Non l’ho mai capito.

So solo che parlando di intercultura non facciamo altro che dare un nome alla difficoltà di molti ragazzi, e adulti, di comprendere che il modo migliore per mantenere viva ogni tradizione, non sia tanto il continuare a rimarcare una doppia cultura, quanto, secondo me,  cogliere il meglio da entrambe per crearsi un’identità di appartenenza che non possa essere richiusa in uno status sociale, ma che risulti unica, così come unico è ogni essere umano.

Zeina Ayache è giornalista per Leonardo.it, Largo Consumo e YallaItalia, blog del quale è anche project manager, e speaker per Radio Popolare. Vicina ai temi legati al mondo delle seconde generazioni, dell’intercultura e della multicultura e appassionata di marketing, non perde mai l’occasione per scoprire nuove realtà. (@hyperzeina)

Leggi il punto di vista di Andrea Boutros, Cross Generation

One thought on “Etnico sarà tuo padre

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