editoriale

di G&G

Editoriale

editoriale del quarto numero di S28Mag, il bimestrale delle politiche culturali, in Italia e in Europa. Si parla di #intercultura

Quando abbiamo deciso di cimentarci con il tema dell’Intercultura avevamo di fronte a noi una marea di luoghi comuni da evitare. Non so se ci siamo riusciti, e sarà il lettore a valutarlo, ma l’esperienza più interessante fatta in questo numero, forse perché non è nata dalla ricerca forzata di qualcosa di interculturale, è stata l’aver trovato lui: Enkhtuvshin Tseden. Puro caso di serendipity, Enkhtuvshin è il risultato di una banale googlata: “photo creative commons culture”. Nel mare magnum della rete è uscito questo ragazzo ventunenne, di origini mongole e attualmente residente in Ungheria. Proprio in Ungheria, paese sotto l’attenta osservazione dell’Unione Europea e del Consiglio d’Europa a causa della ripetuta modifica della propria carta costituzionale in una direzione che sembra limitare le libertà civili.

Ci chiediamo, e vi chiediamo: fino a che punto un paese è sovrano nell’Unione Europea? E fino a che punto ha senso che rimanga nell’Unione Europea un paese in cui sono limitati principi basilari come la libertà di stampa e di espressione? Potrebbe S28Mag esistere in Ungheria? Le “Culture” degli Stati Membri di cui si parla all’art 167 del Trattato sull’Unione sono tutelate anche a costo di non tutelare più “culture” come quella rom? L’Europa è un luogo di fioritura delle culture, della Cultura o piuttosto di nazionalismi a base culturale?

C’è chi invoca l’art. 7 del Trattato dell’Unione, quello che permette di togliere il diritto di voto a quel paese che violi i principi ispiratori dell’Unione Europea, tra cui il rispetto per “i diritti delle persone appartenenti a minoranze”. Ma la questione ungherese, deferita in più occasioni alla Venice Commission del Consiglio d’Europa, è finora sempre stata risolta con continue richieste di chiarimenti e miglioramenti. In un sistema globale in cui l’asticella degli standard minimali di tutela dei diritti umani e civili continua ad alzarsi, come è possibile che un paese, membro dell’ONU, dell’Unione Europea, del Consiglio d’Europa, tenti costantemente di abbassarla?

Auguriamo ad Enkhtuvshin di continuare a documentare con la sua reflex tanto i paesaggi aridi e colorati della Mongolia quanto la poliedricità e contraddittorietà della capitale europea in cui vive e nel frattempo vi lasciamo alla lettura di questo quarto numero di S28Mag sull’Interculturalità con una riflessione dell’antropologo Augé: “Il futuro non sarà del multiculturalismo, ossia della coesistenza pigra di universi chiusi gli uni gli altri, bensì del transculturalismo, dell’attraversamento individuale delle culture”.

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