La voce di Frieda Brioschi

di Virginia Fiume

Editore non essere miope

intervista a @ubifrieda , presidente di @WikimediaItalia: si parla di educazione, scuola e editoria digitale

Il numero di Internazionale di venerdì 19 luglio ha in copertina il volto di Jimmy Wales, l’uomo che ha inventato Wikipedia. La si può amare, la si può odiare, ma di fatto è l’enciclopedia più conosciuta al mondo e lo strumento che ha contribuito a rivoluzionare l’accesso e l’approccio alla condivisione della conoscenza. Non siamo arrivati a intervistarlo, ma nella Sfida Doppia di questo numero abbiamo affiancato a Roberto Casati, autore del libro Contro il colonialismo digitale, la voce della presidente di Wikimedia Italia, Frieda Brioschi. Recentemente ha affermato che i nativi digitali non sanno usare internet. Frieda fa parte di un’organizzazione che fa dell’educazione un elemento fondamentale. Due esempi tra i tanti possibili sono il concorso “Autori in Wikipedia” che premia gli studenti delle scuole di secondo grado che scrivono le voci migliori per l’enciclopedia libera o il progetto GLAM/Biblioteche, che coinvolge i bibliotecari nella realizzazione di contenuti aperti.

Nel video trovate l’intervista suddivisa in capitoli, secondo quattro tematiche principali: il rapporto tra istruzione e partecipazione politica, il livello del sistema dell’istruzione italiana, il ruolo che dovrebbe avere il digitale nella scuola e la polemica legale dell’Associazione Italiana Editori con il decreto dell’ex ministro Profumo che impone il passaggio da cartaceo a digitale nella scuola. Ecco alcuni estratti.

Mass Online Open Course. Abbiamo chiesto se questi corsi, aperti e telematici, possono diventare una alternativa all’istruzione più tradizionale. “Sarà per la mia formazione, ma li vedo come qualcosa che si affianca all’istruzione tradizionale, dove c’è un rapporto diretto con l’insegnante e con i compagni o i colleghi”.

Associazione Italiana Editori e digitale. Il ricorso dell’Aie contro il decreto del ministro Profumo che incentiva il passaggio dall’editoria cartacea a quella digitale nella scuola risponde a un ragionamento pedagogico o tutela gli interessi di una fetta del mercato? “Non saprei da che parte iniziare, mi sembra una questione abbastanza ridicola. Non si può imporre per legge che i libri debbano essere digitali, d’altra parte mi sembra ridicolo che gli editori non si pongano il problema di rinnovarsi in un momento in cui il settore dell’editoria è in crisi e le scuole, in carenza di fondi, tendono a occhieggiare alle nuove tecnologie in classe. Mi sembra una scelta quanto meno miope che gli editori prendano di petto una legge che li invita a entrare in un mercato diverso”.

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Non siete d’accordo? Vi aspettavate qualche estratto in più? Non fate i pigri. Spegnete la tv e accendete la webtv. E poi lasciate la riflessione qui nei commenti.

Il video: Nativi Educati e Digitali: intervista a Frieda Brioschi e Roberto Casati

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