La versione di Roberto Casati

di Virginia Fiume

Digitale non vuol dire Ipad

intervista a Roberto Casati (@rcasati): abbiamo parlato di #editoria, #scuola e di quanto dovrebbero essere pagati i professori

Per questa Sfida Doppia ho pensato di consultare due esperti di editoria digitale. Né Flavio PintarelliEffe sapevano di essere stati interpellati contemporaneamente eppure alla domanda: “mi consigli qualcuno che pur non essendo un entusiasta del digitale abbia una visione intelligente?” hanno risposto facendomi lo stesso nome: Roberto Casati. Formatosi in filosofia del linguaggio è direttore di ricerca al Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) a Parigi. Lo abbiamo intervistato – in parallelo a Frieda Brioschi, presidente di Wikimedia Italia – a partire dal suo ultimo libro, Contro il colonialismo digitale (Laterza, 2013). [per farsi un’idea della portata provocatoria del libro vale la pena leggere gli approfondimenti pubblicati su Doppiozero in queste settimane].

Nel video trovate l’intervista suddivisa in capitoli, secondo quattro tematiche principali: il rapporto tra istruzione e partecipazione politica, il livello del sistema dell’istruzione italiana, il ruolo che dovrebbe avere il digitale nella scuola e la polemica legale dell’Associazione Italiana Editori con il decreto dell’ex ministro Profumo che impone il passaggio da cartaceo a digitale nella scuola. Ecco alcuni estratti.

Cultura e potere. Qualche mese fa Tullio De Mauro in una intervista al Fatto Quotidiano aveva affermato che il 50% degli italiani non è in grado di comprendere un testo scritto e che uno sviluppo dell’istruzione metterebbe in crisi il sistema di potere. Risponde Casati: “non credo molto alle teorie del complotto. È vero che il rapporto tra “qualità della vita democratica” e istruzione in una società complessa come la nostra è molto importante. Non è affatto chiaro se il web serva davvero a migliorare le cose: accesso all’informazione non significa accesso alla conoscenza. Bisogna comunque leggere, capire e imparare. Si tratta di un problema complesso”.

Il digitale a scuola. La domanda che abbiamo fatto ai due intervistati è stata: “La scuola italiana è al passo con lo sviluppo tecnologico? E soprattutto deve porsi il problema di essere al passo o scuola e tecnologia rispondono a esigenze cognitive diverse?”. Casati risponde: “Non ha senso parlare dell’introduzione del digitale nella scuola senza un progetto pedagogico. Mettere un tablet nelle mani di ogni alunno non significa nulla se poi non si elabora un ragionamento su quello che si fa con quel tablet”. Dopo aver letto il suo libro sappiamo che Roberto Casati non sceglie per caso di usare il termine tablet al posto di ipad: “l’ipad si basa su un sistema chiusissimo che fa da vetrina per un immenso sistema di distribuzione dei contenuti. Non capisco perché si discute dell’introduzione di Ipad. Si dovrebbero diffondere dei tablet, neutri, con una valutazione dei prodotti che vengono installati. L’ipad è un oggetto che serve a vendere delle app, poi alcune potenzialmente molto distrattive”.

Torna al magazine

Non siete d’accordo? Vi aspettavate qualche estratto in più? Non fate i pigri. Spegnete la tv e accendete la webtv. E poi lasciate la riflessione qui nei commenti.

Il video: Nativi Educati e Digitali: intervista a Frieda Brioschi e Roberto Casati

One thought on “Digitale non vuol dire Ipad

  1. Pingback: #ScuolaDigitale: intervista a Roberto Casati e Frieda Brioschi | Studio28.tv

Share your opinion

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>