La voce di Alessandro Hinna

di Virginia Fiume

Progettare per vincere

@projectfinance, un rapporto #pubblico #privato basato su trasparenza e studi di fattibilità. L’esperimento di @Comune_cagliari

Luglio 2011, da Cagliari echeggia una novità nell’ambito dell’amministrazione della cultura, l’Assessorato pubblica il Piano Comunale per le politiche culturali. Al fianco del documento, viene annunciato un modo per candidarsi alla gestione di cinque spazi di proprietà del Comune (Exmà, Lazzaretto, Villa Muscas, il Ghetto e il Castello di San Simone): i cittadini e gli operatori culturali si potranno costituire in consorzi o associazioni temporanee di impresa e presentare la loro candidatura in due tempi.

Nella prima fase deve essere presentato un progetto che includa: studio di fattibilità, bozza di convenzione, piano economico finanziario asseverato, indicazione dei criteri di aggiudicazione dell’offerta. Nella seconda fase è il progetto selezionato ad essere messo a bando, con punteggi diversi assegnati a chi ha elaborato la prima proposta. Read More

La voce di Ugo Mattei

di Virginia Fiume

I Robin Hood della cultura

#Benecomune in inglese si dice #commons. Per lui valgono solo le regole della #cittadinanzattiva. Né #pubblico né #privato.

La prima volta che l’espressione è entrata con forza nel lessico politico italiano il contesto era apartitico: la campagna di raccolta firme dei referendum Acqua bene comune, con un riferimento che guardava al 2003, anno del Forum Mondiale Alternativo dell’Acqua a Firenze.   Da lì bene comune è diventato aggettivo omni-comprensivo: è nata la campagna internet bene comune, alcune città sono state dichiarate bene comune, la Palestina è diventata bene comune e con l’occupazione del Teatro Valle di Roma il discorso si è allargato alla cultura. Giunti a un tale livello di diffusione mancavano solo i partiti. Nell’estate 2012 il PD ha elaborato la carta di intenti Italia Bene Comune e il PDL il Manifesto per il bene comune. Read More