indovina chi viene a cena

di Virginia Fiume

All’incrocio tra Albania e Italia

intervista a Gero Ciulla, musicista di origine arbereshe. Racconta anche @pianociytmilano come esperienza interculturale

Le percussioni accompagnano la corsa e ritmano il movimento della video camera. Si riconoscono le strade di Milano, che si mischiano con la lingua contaminata di marocchini che usano il nostro vaffanculo come semplice intercalare. Un oud egiziano costituisce il tema d’amore. I suoni e le musiche del cortometraggio L’altro cibo sono state composte e curate da Gero Ciulla, insegnante di pianoforte, musicista e musicologo originario di Piana degli Albanesi, un frammento color ocra della Sicilia Occidentale. “Quando si compone per un film non si è mai completamente liberi, il risultato finale è frutto di un lavoro di mediazione” spiega Gero a S28Mag, raccontando il suo contributo a questo progetto.

Gero vive a Milano da 6 anni e di interazioni tra diverse comunità se ne intende. La popolazione del suo paese d’origine è una comunità arbereshe, minoranza etnica linguistica di origine albanese . “L’origine delle comunità arbereshe si può rintracciare tra la fine del ’400 e gli inizi del ’500. L’impero ottomano si stava espandendo anche in Albania e, come in ogni dominazione, quest’espansione ha causato dei profughi. Giorgio Castriota Skanderberg, che per noi è una figura quasi mitica, prima cercò di contrastare l’invasione, poi condusse i profughi fino in Italia”. Un esilio che approdò soprattutto in Calabria, ma anche in Sicilia. “Si dice che Piana degli Albanesi sia il posto che ha conservato meglio le tradizioni. Da noi si parla comunemente arbereshe, praticamente un albanese arcaico. Non è un vezzo, è la nostra lingua veicolare”.

Sono passati più di ’600 anni dal primo insediamento arbershe. Chi ha un’età sufficiente per avere negli occhi l’immagine dei barconi in arrivo dall’Albania nei primi anni ’90 e nelle orecchie gli stereotipi associati agli albanesi si domanda se ai tempi c’era una consapevolezza di queste antiche comunità albanesi. E come si sentiva un bambino arbereshe in quella situazione? “Ero piccolo, avevo circa 10 anni. Ho un vago ricordo del 1988, quando si celebrò l’anniversario della fondazione di Piana degli Albanesi. Intervennero Ministri italiani e Ministri dell’Albania comunista. Poco dopo crollò il Muro, cominciò l’immigrazione. A Piana arrivarono tante persone dall’Albania. Fu una specie di trauma, svelò la contraddizione”. Gero si emoziona quando racconta del giorno in cui, recentemente, il suo professore Franco Piersanti, compositore delle musiche dei film di Nanni Moretti e Gianni Amelio, ha fatto vedere all’aula un estratto del film Lamerica, “la storia di quest’uomo di origini italiane, in Albania. Sono tutti elementi che influenzano. Anche se noi a Piana ci sentiamo italiani, diversi, arbereshe, ma non andiamo in giro a dire di essere albanesi”.

L’11 maggio Gero Ciulla farà parte del gruppo di musicisti che daranno vita alla seconda edizione milanese di Pianocity, la tre giorni dedicata al pianoforte In cui i concerti ed eventi si svolgono nei luoghi istituzionali, ma anche nelle case, nei cortili. Chiediamo a Gero se secondo lui anche un evento del genere diventa un’occasione interculturale: “è un incontro informale, si parla mentre si presentano i brani, i concerti si svolgono in luoghi diversi e inconsueti, i generi musicali si incontrano. Decisamente sì, è un’occasione interculturale”. Parola di arbereshe.

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